Marco Baumann: una vita all’insegna della determinazione e della filantropia

Nel 1974, Marco Baumann rilevò da suo padre l’azienda RAUSCH insieme al fratello, il Dr. J. Alexander Baumann. Nel 2020 Marco Baumann ha deciso di cedere la maggioranza delle azioni dell’azienda a conduzione familiare ai figli Lucas e Tom. Accantonare il progetto e cedere la responsabilità non è stato semplice per un imprenditore purosangue del calibro di Marco. E non c’è da stupirsi: in fin dei conti, Marco ha una passione e una cura per il tesoro di erbe RAUSCH che sono percepibili in ogni singolo prodotto. Un piccolo produttore di shampoo con tre collaboratori si è trasformato nel tempo in un’azienda a vocazione internazionale che può contare sul supporto di ben 160 impiegati: ciò è senza dubbio il frutto dell’instancabile spirito imprenditoriale che contraddistingue Marco. Sotto la sua guida, l’azienda RAUSCH AG Kreuzlingen è diventata uno dei principali datori di lavoro della regione. 

Ora è giunto il momento per l’imprenditore settantaquattrenne di affidare l’opera di una vita intera ai suoi figli. Il team RAUSCH ringrazia di cuore Marco Baumann per aver guidato l’azienda in modo affidabile per ben 46 anni. Gli auguriamo che i suoi sogni si possano avverare e di potersi dedicare ai suoi hobby preferiti godendo sempre di ottima salute.

Marco Baumann, da piccolo cosa sognava di diventare?
Non avevo in mente nulla di preciso. Già da bambino, tuttavia, guardavo con interesse quel tipo di persone che non passano inosservate, che hanno idee proprie, un carattere forte e un atteggiamento che incute rispetto. Avrei voluto parlare con loro; il mio hobby per la comunicazione è nato proprio da lì.

Cosa cambierebbe se potesse iniziare daccapo?
Ogni giorno sono felice di essere un uomo del fare ovvero un imprenditore e non uno che non fa. Rifarei quasi tutto esattamente allo stesso modo.

Cosa pensavano di lei i suoi insegnanti?
I miei insegnanti hanno sempre valutato positivamente la mia condotta. Alcuni di loro hanno capito che era giusto incoraggiarmi a continuare a esprimermi per quello che ero e mi hanno motivato molto.

Di quali altre prestazioni extrascolastiche della sua gioventù si sente orgoglioso ancora oggi?
Quand’ero giovane, mi occupavo di raccolta fondi nell’associazione giovanile di cui facevo parte, organizzando vari eventi come mercatini, feste o anniversari, che allora non prevedevano, come invece accade normalmente oggi, sponsorizzazioni. Al tempo si rispondeva sempre personalmente del buon lavoro fatto nella raccolta fondi.

Trova che l’attuale formazione in management sia all’altezza delle sfide di oggi? Sulla base di quali esperienze pensa di poter esprimere il suo giudizio?
La formazione in management ha compiuto incredibili balzi in avanti, per la maggior parte positivi. Sono tuttavia dell’avviso che valga sempre il principio: “essere ricchi non vuol necessariamente dire non essere persone per bene”. Questo per me significa spirito nobile e denaro. Certo, l’ottimizzazione dei profitti non deve essere il maggior principio ispiratore. La responsabilità sociale e quella verso le proprie e i propri collaboratori sono concetti da non lasciare mai indietro.

Quali aspetti della formazione in management accentuerebbe?
I cambiamenti sono all’ordine del giorno, ma dovrebbero essere mirati a un miglioramento continuo, risultare lungimiranti e durevoli. Valori come solidarietà, creatività, cultura, diligenza e piacere nello svolgere il proprio operato, dovrebbero trovare nella formazione in management maggiore spazio e pratica. È così che un grande team, un team di successo, può spingersi molto di più nella giusta direzione, a vantaggio dell’individuo.

Chi l’ha motivata maggiormente?
Sono grato alle tante persone che mi hanno motivato con il loro esempio e modello in molti momenti cruciali. Per citarne solo alcuni, potrei nominare per esempio il prof. Rupert Lang, gesuita tedesco in possesso di quattro lauree (pensiero), il dott. Jack Thommen (retorica, Goethe e filosofia) e Sami Molcho (linguaggio del corpo). Alfred Böhi, mio insegnante nel ciclo di scuola secondaria esperto di storia e uomo di grande cultura, ha aperto gli occhi alla nostra classe in maniera esemplare portando nelle nostre vite la musica, la pittura, la poesia e così via, offrendoci, insomma, una cultura consapevole.

C’è una persona che costituisce il suo modello professionale?
Ce ne sono molte. Ci sono stati imprenditori di successo che mi hanno „instradato“ con il loro esempio sulla via della volontà, della conoscenza e del discernimento.

Quali sono, secondo lei, le principali virtù di un dirigente?
Un buon dirigente deve sapersi mostrare forte ma al contempo riuscire anche a essere umano. Fattori come empatia, capacità di entusiasmarsi e professionalità sono sempre decisivi.

Quali sono le caratteristiche delle sue collaboratrici e dei suoi collaboratori che lei apprezza maggiormente?
Le persone che lavorano con noi sono leali e fedeli all’azienda per anni. Alcuni sono imprenditori partner sui quali posso riporre tranquillamente e ciecamente la mia fiducia.

Trova che le quote rosa servano?
No, penso che non servano a nulla. L’abilità e l’intuito nella selezione del personale sono fattori di successo che si disciplinano da sé. Avere tra i propri collaboratori e con un buon contratto donne straordinarie che sanno affrontare le battaglie e hanno anche charme e competenza sociale, è cosa ben più importante di una regolamentazione.

I suoi principi, in materia di direzione aziendale, sono mutati nel tempo?
Certo che sì. Durante i miei 47 anni di attività ho continuato a imparare qualcosa e ho affinato qualcos’altro. Ho preso coscienza di quello che serve alle persone, che le motiva e quindi le spinge a conseguire maggior successo. Spesso ho cominciato proprio da me.

Ci si lamenta sovente che il mondo del lavoro è diventato frenetico e stressante. Trova che sia così?
„La frenesia operativa è indizio di bonaccia spirituale“, diceva il mio mentore Josef Schmidt. In questi tempi in cui siamo tempestati da informazioni e vittime di una tecnologia debordante, mi accorgo che ha davvero ragione. I cellulari, le e-mail, l’informazione illimitata in tempo reale inibiscono i sentimenti e le sensazioni e arrivano anche a impedirci di guardarci negli occhi.

Il tema della sostenibilità smuove le coscienze. Qual è e quale sarà il suo contributo in questo senso?
Noi di RAUSCH sentiamo fortemente il tema della sostenibilità. Pratiche come il bilancio ecologico, i processi di produzione a freddo degli estratti vegetali naturali, ma anche la coltivazione controllata delle nostre erbe da parte di contadini svizzeri con cui stipuliamo appositi contratti, nonché il ricorso in sede a impianti a energia solare con il 21% di riduzione di CO2 nel 2014, sono tutti elementi che influiscono davvero molto in tal senso. La sostenibilità è una voce costantemente presente nel nostro processo di miglioramento continuo.

Cosa pensa dell’attuale situazione economica?
I libri di storia e le cronache delle epoche passate riportano situazioni analoghe a quelle che oggi vive la nostra società. Il senso di insicurezza, i cali di fatturato, il crollo dei prezzi (oggi uno shampoo si compra al supermercato spesso per molto meno di quanto costa un detersivo per piatti) erodono nell’offerta lo spazio per l’originalità, l’unicità e il carattere insostituibile dei prodotti. La massificazione e l’uniformazione non sono certo ricette di successo per l’economia svizzera. A fare della swissness, l’anima svizzera, quello che è oggi e che si spera rimanga ancora a lungo nella percezione e nella valutazione, per esempio, della Cina, sono fattori come lo spirito pionieristico, la qualità, la solidità, l’affidabilità e la credibilità.

Per che cosa le è capitato di litigare ultimamente?
Litigare non è il mio passatempo preferito: amo piuttosto riconoscere i problemi già in anticipo e sfruttarli come opportunità e sfide.

Che importanza ha per lei il denaro?
Il freddo è il calore specifico dell’oro. Il denaro non deve tuttavia prevalere in importanza su salute e felicità.

Che valore attribuisce nel lavoro e nella vita privata ai social network?
I social network sono preziosi fattori di influenza dell’immagine e della reputazione sia nella vita privata che nel lavoro. Molti dei miei incontri con personalità importanti li serbo nei ricordi personali come „preziose pietre miliari“. Fondamentale a tal proposito è mantenersi autentici e genuini. La benevolenza finta, artefatta, non porta da nessuna parte.

I club di servizio?
Sono una buona cosa, peccato non aver avuto il tempo in passato di associarmi a qualcuno di essi.

Ascolta i consigli della sua cerchia privata?
Un consiglio è in qualche modo anche una botta ovvero uno stimolo. È un ottimo spunto di riflessione.

Si fida del suo istinto?
L’istinto, l’intuito, l’empatia, sono per me indispensabili accanto anche al pensiero razionale (facts and figures); sono abituato a dare ascolto anche alla mia „voce interiore“.

Dove è andato in vacanza recentemente?
10 giorni in Ticino con un tempo meraviglioso.

Sa cucinare bene?
Chi ama mangiare bene, sa quanto siano importanti i condimenti. Cucinare con passione stimola i sensi e lo spirito, rilassa, dà gioia e permette di godere appieno dei piaceri della vita.

I giochi olimpici, i grandi tornei calcistici... sono giorni speciali per lei?
Lo sport è spesso schiavo del denaro. Ovviamente i successi di atleti talentuosi e simpatici, la conquista di qualche medaglia sono cose che fanno piacere.

Cosa la rilassa davvero?
Riposarsi significa per me ricaricare le batterie del corpo, ma anche dello spirito e dell’anima. La natura, la musica, la pittura, le ore liete, lo sport, tutto questo mi permette di recuperare le forze come anche qualche appassionato scambio di vedute con persone che stimo.

Cosa la fa arrabbiare?
Mi irrita l’arroganza e l’atteggiamento di quelle persone che si adoperano e si spendono unicamente a vantaggio del proprio “Io”. La mancanza di rispetto, un atteggiamento aggressivo, negligente e irriverente sono spesso per la mia concezione una spina nel fianco. Il pensiero analitico mi sembra sovente essersi perduto.

Quante ore al giorno lavora?
Lavorare è un piacere, infatti da molti anni mi sono abituato a 12-15 ore al giorno di intenso lavoro.

Da quale insuccesso sente di aver tratto degli insegnamenti in particolare?
Il diavolo si nasconde spesso nei dettagli. Controlli accurati, ben organizzati e opportunamente condotti sono indispensabili.

In quale campo ha seguito recentemente qualche aggiornamento?
Nella psicologia della vendita: un vero must per me come imprenditore! Non sono solo i prodotti, tuttavia, a dover essere venduti. Anche le idee, le immagini, le innovazioni e i servizi sono d’aiuto per i clienti e il personale se la tipologia e il tono della comunicazione scelta sono corretti.

A cosa non crede in particolare?
Al tasso di successo dei fondi del caffè e a quello dell’aliquota contributiva (ride).

Cosa non le piace in qualità di cittadino?
Mi dà da pensare che siano sempre meno i giovani che si propongono per un posto nella pubblica amministrazione e che si stia sottraendo importanza al valore della democrazia autentica anche in virtù di questa continua astinenza dal voto.

Si ritiene fiducioso per il futuro della Svizzera?
Sì lo sono, ma ci sarà bisogno di persone lungimiranti e sagge che si assumano personalmente l’enorme impegno di tracciare la via per il bene dei nostri cittadini e pongano solide basi per il futuro, come già è successo in passato in tempi di grande insicurezza.